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CHIESA ANTICA
La chiesa antica sorge nella zona orientale del quartiere, ad una distanza di pochi metri dalla chiesa nuova. Nei documenti del 1309 si fa già riferimento a questa struttura.
Nel 1574 è parrocchia. E' detta "S.Maria a mare di Pastena" nella bolla di nomina del parroco del 13 gennaio 1819.
La facciata della chiesa, disadorna, si arricchisce solo di quattro finte colonne che terminano con capitelli pensili di stile dorico. Il frontone è coronato da una croce in ferro. Caratteristica è la finestra centrale protetta da una grata a forma di croce. Sulla parte destra, all'ingresso, è affissa una lapide ove è ricordata l'opera di restauro ed ampliamento promossa dal parroco Adinolfi. La lapide, in marmo, è coronata da una semi-lunetta che riporta una corona d'alloro con croce, ad imperitura memoria dei posteri e gloria presso il Signore. L'altare sorge in fondo alla navata composta da un basamento in marmo coronato da putti reggi candelabro e da una soprastante cornice dove era affisso il quadro di S.Maria a Mare. Il basamento, che ricorda un antico sarcofago, è decorato con marmi policromi e con raffinati disegni geometrici. La cornice si arricchisce di due colonne laterali in basalto e di fregio riccamente intarsiato.
Significative le due testoline di angeli che sporgono al di sopra del quadro e reggono una Corona del Santo Rosario. Di notevole suggestione è il piccolo tabernacolo in marmo bianco e rosa su cui sporge un calice su fondo d'ottone. Nel lontano XIX secolo il ricco proprietario terriero Pompeo Lebano lasciò in eredità alla parrocchia tuttele sue proprietà. Nel testamento incluse "arredi, manutenzione e festa" per le ricorrenze in onore della beata Vergine. Di qui nacque la funzione religiosa della processione.

CHIESA NUOVA
La nuova chiesa, dove attualmente si riunisce il gruppo di preghiera ogni martedì, è stata inaugurata e consacrata l'otto dicembre 1970 da S.E. Mons. Gaetano Pollio per ottemperare alle esigenze della popolazione ormai cresciuta di numero.
La chiesa a forma quadrangolare, ideata dall'architetto Tassotti, fornita di 70 finestroni, è stata impreziosita di vetri istoriati, realizzati dalla rinomata ditta Mellini di Firenze, che l'hanno maggiormente illuminata e resa attraente all'occhio del credente perchè sono stati rappresentati i 15 misteri del Santo Rosario nonché simboli biblici, mentre nella cupola sono stati raffigurati i sette Sacramenti, i sette Doni dello Spirito Santo, le sette Opere di Misericordia Corporale e le sette Opere di Misericordia Spirituale.
L'altare centrale, con lo scenario dell'ultima cena e dei simboli dei quattro evangelisti, è opera dello scultore prof. Domenico Trasi ed è stato arricchito dal presbiterio in ciliegio ad opera della ditta "Cuofano" su progetto della "Caloi". In alto illuminano l'altare i due finestroni, in forma ottagonale, che raffigurano lo stemma di S.S. Giovanni Paolo II e dell'arcivescovo Gerardo Pierro.
I due altarini dello stesso scultore, prof. Domenico Trasi, con simboli eucaristici e mariani sono stati resi più completi con le pale: quelli dedicati alla Madonna in mosaico a colori con due angeli che la incoronano a quelli dedicati al Santissimo Sacramento in mosaici a colori che incorniciano il tabernacolo con la frase "Il Maestro è quì e ti chiama". Entrambi i mosaici sono stati realizzati dalla ditta Mellini.
A completamento di tutto il presbiterio vi è il fonte battesimale di forma ottagonale con il cero pasquale e l'ambone dorati e realizzati dalla ditta Rizzo Marmi e progettati dall'architetto Enrico Auletta per la parte strutturale e resi più qualificati dalle formelle stiacciate dello scultore Alfredo Raiola raffiguranti per il Battistero:
- L'arcivescovo Metropolita S.E. Gerardo Pierro impartisce il battesimo al piccolo Tobia Rizzo presentato al fonte battesimale dal nonno Tobia e dai genitori.
- L'arcivescovo Mons. Pierro coadiuvato da don Antonio Galderisi impartisce la Cresima a Vincenzo Giordano in presenza di Enzo Rizzo.
- Il battesimo di Gesù al fiume Giordano.
- Gli evangelisti scoprono la Parola di Dio. In alto appaiono i simboli iconografici dei quattro evangelisti.
- L'ultima Cena. In alto appare la drammatica scena della distruzione delle torri gemelle a New York l'undici settembre 2001.
- Resurrezione di Cristo: Jesù lascia la Sindone e si avvia verso il Regno dei Cieli. In alto a destra le donne afgane si liberano del burqa.
- La Pentecoste e la discesa dello Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco. In alto appare una scena di lavoro minorile e lo sfruttamento dei bambini afgani, simbolo di una umanità in attesa di redenzione.
- Santa Maria a Mare.
Per l'Ambone: gli evangelisti Luca, Matteo, Giovanni, Marco e l'immagine di Gesù il nostro maestro.
Da rilevare poi la scultura del Cristo Flagellato in bronzo dedicato alle "Erigende Parrocchie San Matteo senza frontiere" per dimostrare la sensibilità della parrocchia alle missioni.
In occasione del Giubileo 2000, a perenne ricordo storico, è stato realizzato il Portone in bronzo dello scultore Smeraldi di Palermo, raffigurante nei quattro pannelli in alto Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo e il Santo padre Giovanni Paolo II che apre la Porta Santa La parte centrale, da sinistra a destra, raffigura il parroco don Antonio Galderisi con i fedeli della parrocchia, Santa Maria a Mare, incoronata il dodici settembre 1999,e Mons. Pierro, che ha incoronata la venerata statua della nostra Patrona.
Infine svetta il campanile in forma triangolare con le sei campane in bronzo, realizzate dalla rinomata ditta Brevetti Giannattasio di Pontecagnano (Sa), che armonizzano l'andamento della vita umana e scandiscono il trascorrere delle ore.
La STORIA
La leggenda narra che, intorno al decimo secolo, una fanciulla di nome Costantina Costante si invaghì di un giovane pastore che ricambiava il suo amore. Ella, di sangue nobile, era figlia di un principe di una città del Sud Italia ed era stata destinata in sposa ad un signorotto del posto. Venuto a conoscenza del loro amore il padre la rinchiuse in una stanza della torre ove una notte la giovane ebbe in visione la Madonna. La Vergine le consigliò di fuggire insieme al pastore in luogo che Lei avrebbe indicato.
La giovane si incamminò verso il mare e, guidata dalla luce divina, giunse sulla nostra costa, dove fu amorevolmente assistita dai contadini. Il padre, conosciuto il rifugio della figlia, ordinò di dare fuoco a tutta la zona per punire la disobbedienza dei due giovani. Si narra che, scampata dalla morte, Costantina, per onorare e pregare la Vergine, le dipinse il quadro di Santa Maria a Mare. Sul luogo dove il dipinto fu trovato fu eretta la chiesa antica.
Don Antonio Galderisi

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