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 "Cesarea di Cappadocia (attuale Kaysery, Turchia), 330-379. Oggi il calendario liturgico fa memoria di due padri e dottori della Chiesa, San Basilio Magno e San Gregorio Nazianzeno. I due, intimi amici ebbero una simile formazione culturale e l’ aspirazione alla vita monastica. San Basilio nasce in Cappadocia, a Cesarea nel 330. Figlio di un noto avvocato, la sua famiglia è intrisa di santità; il nonno morì martire durante la persecuzione di Diocleziano e la nonna, Santa Macrina fu discepola di San Gregorio Taumaturgo. Santi furono anche i suoi genitori Basilio ed Emmelia, che ebbero sei figli e cinque figlie, tra cui tre santi (San Gregorio vescovo di Nissa, San Pietro vescovo di Sebaste e Santa Macrina). Basilio Magno ebbe come suo primo maestro il padre, continuò gli studi a Costantinopoli e infine ad Atene, capitale culturale del mondo ellenico e pagano. Ad Atene nacque l’amicizia con il suo conterraneo Gregorio Nazianzeno. Nel 356 Basilio torna in patria dove inizia ad insegnare retorica, ma su consiglio della sorella comincia ad avvicinarsi al Cristianesimo e riceve il sacramento del Battesimo.
Comincia allora a seguire le orme dei grandi asceti in Egitto, Palestina e Mesopotamia; questo le diede una solida formazione morale e ascetica, formando le piccole e grandi regole che furono da base per tutto il monachesimo orientale. Basilio restò cinque anni in solitudine, finchè il vescovo Eusebio lo ordinò sacerdote, preferì la vita ritirata, ma San Gregorio Nazianzeno lo convinse a tornare in patria dato che l’ortodossia in quei giorni si vedeva in pericolo a causa delle leggi dell’imperatore ariano Valente. Nel 370 Basilio succedette ad Eusebio alla sede metropolita di Cesarea, che contava una cinquantina di diocesi. Nonostante la breve durata del suo episcopato, la sua azione pastorale fu talmente feconda da meritargli l’appellativo di Magno. In quel tempo infuriava la lotta a favore dell’eresiarca Ario, ma nessuno osò opporre violenza contro il vescovo Basilio, che con grande capacità e zelo seppe essere un grande amministratore del suo territorio. Intervenne in aiuto degli indifesi e dei poveri, pose fine ad abusi e bizzarrie e difese le cariche ecclesiastiche dalle ingerenze del potere civile. Organizzò attività caritatevoli, in ogni diocesi aprì un ospizio e inaugurò il “Basiliadc”, un ospedale con funzioni da lebbrosario. Dal 371 al 376 intrattenne un intenso scambio epistolario con Papa Damaso per implorare il suo intervento, desolato per la diffusione dell’eresia ariana e la competizione con i vescovi Melezio e Paolino per la sede patriarcale di Antiochia. A Roma, però si sosteneva Paolino, mentre gli altri vescovi orientali parteggiavano per Melezio. La cosa amareggiava molto Basilio, che di contro godeva dell’appoggio del popolo. L’ora della distensione arrivò con la morte dell’imperatore ariano Valente, caduto in guerra contro i goti nel 378. Il suo successore San Teodosio I il grande, ristabilì la libertà religiosa e pose sulla sede di Costantinopoli San Gregorio Nazianzeno, su proposta della Chiesa latina e con l’appoggio di San Basilio. Fu l’ultimo atto ufficiale del grande uomo che sfinito dalle preoccupazione, dall’austerità e dalle malattie, muore il 1 Gennaio del 379. I suoi funerali, officiati a Cesarea di Cappadocia, furono un vero trionfo. San Gregorio Nazianzeno dipinge il suo amico con il volto sempre pallido e pensoso, accentuato dalla barba da monaco e filosofo. Ci sono rimaste ben 365 lettere, un interessante approfondimento sulla sua vita, i pensieri e la Chiesa del tempo. Fu suo merito aver formulato il dogma trinitario con la sua celebre frase: “Una sola essenza in tre ipostasi”. Dal punto di vista letterario è indubbiamente il più classico tra i padri greci e un uomo di una cultura straordinaria, ma gran parte delle opere della sua vita furono impiegate nell’immediato sollievo della sofferenza dei più deboli ed indifesi." Tratto dall' art. di pontifex.roma.it
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